martedì 7 luglio 2015

Terminator Genisys: la recensione piena di spoiler.


Quella che segue è una recensione piena zeppa di spoiler. Il motivo per scriverla è uno solo: il film è una gigantesca trappola per turisti e io mi sento in dovere di avvertirvi, prima che vi facciate fregare come dei Giapponesi che mangiano i tipici spaghetti bolognese vicino San Pietro,

La storia, come da tradizione, inizia nel futuro, le macchine hanno vinto, ma adesso sono diventate più rispettose dei morti, quindi, niente teschi scamazzati sotto i cingolati.
Seguiamo un Giovane Kyle Reese che viene salvato da John Connor che non c'ha per nulla la faccia del cattivo.



Reese viene addestrato, prende probabilmente anche un sacco di anabolizzanti perché, anche se al mondo i ragazzini si devono cibare con topi rinsecchiti,lui diventa grande e grosso. Per grande e grosso intendo PossomenàTerminetorapizze.

Qui la faccia di Reese che si accorge che può seminare un T-1000

Comunque  PossomenàTerminetorapizzeReese, come da canone, viene dotato da EvilJohn di una foto di una cosplayer di Sarah Connor e fomentato a bestia sul fatto che, anche se somiglia incredibilmente a Daenerys, lei è la madre di EvilJohn, non dei draghi ed è la donna più importante al mondo. Comunque, PossomenàTerminetorapizzeReese, si fida ciecamente e, insieme a EvilJohn, combattono insieme le macchine e Skynet, fino alla battaglia finale.
Qui iniziamo a intuire il genio tattico di EvilJohn. Infatti, il suo piano per entrare nella base dove Skynet tiene nascosta la macchina del tempo,  consiste grossomodo in questi 3 semplici passaggi:

1- Nascondere tutta la ribellione in una fila di camion guidata da terminator riprogrammati che sorridano ai controlli davanti alle porte del complesso dove è nascosta la macchina.

2- Aspettare che il camion venga scannerizzato in cerca di vite umane senza fare nulla per nascondersi.

3- Farsi sgamare prima di essere entrati dalla porta principale, e, a sto punto, sfondare il cancello con il camion e buttarla in caciara.

Come dicevamo: genio tattico.

La battaglia prosegue con EvilJohn e PossomenàTerminetorapizzeReese, che corrono in campo aperto falcidiando Terminator che, a questo punto, pare proprio siano l'esatto contrario degli zombie: più ce ne sono, più sono pippe.
La battaglia finisce, I nostri si ritrovano tutti attorno alla macchina del tempo. John Connor spiega agli altri cosa è e poi grida: - CHI SE VOLE SCOPA' MI MADRE?! (Su questa parte potrei essere un po' confuso e non ricordare le parole esatte che usava nel film). Comunque Bisteccone Reese (il nome di prima era troppo lungo) alza la mano. John gli chiede perché dovrebbe mandare lui e  Bistecone gli ricorda che lui c'ha la foto e si fa i "cinque contro uno" pensando a Mother of John da un sacco di tempo. John viene convinto dal discorso accorato: - Basta che non mi svantoli più quella foto appiccicaticcia davanti agli occhi!

Per farla breve Bisteccone Reese sale sul modulo per la dislocazione temporale, diretto al 1984. Ma mentre la macchina inizia a vorticare ed emettere lampi di luce azzurra, il Dottor Who prende di sorpresa EvilJohn e Bisteccone non può fare nulla per salvarlo. No, non sto esagerando. C'è proprio il Dottor Who che mette una mano attorno al collo di EvilJohn e gli dice - Non credevi che fosse più grande all'interno, vè?-

La miglior squadra di Paint Ball di sempre!

Bisteccone e il Terminator arrivano, come da tradizione, a Los Angeles nell'84 e qui iniziano una serie di sequenze molto convincenti che ci fanno sperare nel film. La linea temporale è incasinata e Sarah sa già dell'arrivo dei Terminator perché, una persona sconosciuta, gliene ha inviato uno che l'ha salvata da bambina e l'ha cresciuta insegnandole a dare la caccia ai Terminator. Niente da dire, figo davvero.
C'è uno scontro fra il giovane Arnie e il vecchio Arnie che fomenta non poco, concluso con Mother of John che ferma il T-800 con un colpo di un fucile da cecchino di grosso calibro.
Intanto Bisteccone, cade dal cielo nel solito vicolo e fotte i pantaloni al solito barbone (gli stanno un po' stretti, così si impara a pomparsi i quadricipiti sotto la pressa). Viene fermato dal solito poliziotto, solo che ora... SORPRESONE! è un T-1000 che è lì per ammazzarlo. Segue inseguimento che si conclude con la Mother of John che salva Bisteccone rigirandogli in faccia la frase - Vieni con me se vuoi vivere!
Altro pregevole inseguimento con il T-1000 alla riscossa, botte da sei pieno, una bella scena in cui scopriamo che Mother of John è pronta anche ad ammazzare il modello più evoluto di Terminator... il film insomma prende una bella piega. Ci speri. Quando il T-1000 si scioglie davanti ai loro occhi, con Arnie che lo tiene per il collo sotto una doccia di acido, inizi a tifare per loro.
E poi arrivano alla macchina del tempo fatta in casa.
Neanche in questo caso sto scherzando.
Sarah e Arnie si sono costruiti una macchina del tempo con la collezione della Hobby & Work "Costruisci anche tu la tua macchina del tempo in 16000 comode uscite". Sulla copertina, per coerenza, ci sta il Doctor Who che fa l'occhiolino al lettore.
Comunque sono vent'anni che non si perdono un fascicolo e finalmente hanno il pezzo mancante: il microchip di un T-800! Sì perchè il chip di un Terminator può fare un sacco di robe: tipo se non ti funziona più il gameboy, e hai già provato a soffiarci dentro, allora lo infili al posto della cartuccia e ci puoi giocare a The Witcher.

Però ricordatevi che il film sta girando bene, si è bendisposti a fargli passare sta cazzata, quindi ci si tappa il naso e si prosegue. Mother of John e Bisteccone discutono sull'anno in cui tornare indietro, Sarah dice 1997, Reese 2017 che così rendiamo tutto molto più attuale. Vince Bisteccone che dice che c'ha avuto una visione provocata da un antani a destra temporale. Arnie conferma che il T-800 è una macchina per uccidere, ma in caso servisse c'ha anche una laurea in fisica quantistica.
La data viene impostata sul 2017 e... e Bisteccone e Mother of John si preparano a partire. Dovrebbe venire pure Arnie, ma c'ha la mano rovinata dallo scontro con il Terminator e preferisce aspettare e  prepararsi.
...
...
...
Ci siete già arrivati? Vi do altro tempo per pensarci.
...
...
...
Ok. Usano la macchina del tempo in 2 (suggeriscono la possibilità di andarci in 3).
E il momento in cui capisci che ci sei cascato. Che il tuo amore per Arnie e Terminator t'ha fregato per la terza volta. Non ti sono bastati Salvation e Le macchine Ribelli per capire. T'hanno dovuto dire che con la macchina del tempo Skynet poteva inviarci un esercito ad ammazzare Sarah Connor, ma c'ha avuto le braccina corte, ai Terminator non gli piace stare stretti quando viaggiano e forse sono pure un po' in imbarazzo a toccarsi per sbaglio le chiappe, mentre se ne stanno nudi ad aspettare il salto. T'hanno dovuto raccontare sta cazzata per farti capire che la magia di Terminator stava tutta sulle spalle di uno dei registi/sceneggiatori/storybordisti, più influenti del nostro tempo e che, tutto il resto, sarebbe stato solo una minestrina riscaldata.

Mi costringono a farne una ventina di questi sorrisetti.

Conrad, in Tifone, uno dei suoi romanzi più belli, descrive la lotta dell'equipaggio del Capitano McWhirr contro un tifone tropicale. Descrive minuziosamente tutto il dramma della battaglia fra uomo e mare e quando ormai senti la salsedine che ti spacca le labbra e l'acqua che ti sbatte a destra e a manca, quando ormai sei nel pieno della tempesta, incerto sul destino della Nan-Sahn e del suocarico... il romanzo finisce. Conrad scrive semplicemente che dopo tutta quella fatica, quella lotta, quel sangue, il peggio doveva ancora arrivare.

E io non posso che imparare da Conrad e lasciarvi qui, con Sarah e Reese abbracciati nella macchina del tempo della Hobby & Work, pronti ad andare a sconfiggere EvilJohn e il Dottor Who, assicurandovi che dopo tutto quello che avete visto nei primi trenta minuti di film... il peggio deve ancora arrivare.

MM

giovedì 25 giugno 2015

Injection



Injection, di Ellis, Shalvey e Bellaire, attualmente è arrivato a minuto 15 della prima puntata della prima serie che Ellis ha sicuramente già appioppato a qualche canale americano.
La deriva che ha preso gran parte del fumetto americano, cioè creare serie che possano agilmente essere trasformate in prodotti derivati, era prevedibile. Era prevedibile considerato il successo dei cinecomics, il boom delle serie televisive tratte da qualcosa (qualunque cosa) e la necessità, più in generale, di avere una base solida da cui partire per lanciare nuovi brand. L'industria americana è sempre più cauta, preferisce affidarsi a nomi consolidati piuttosto che lanciarne di nuovi... c'è crisi anche nel settore delle idee. Non è che mi disturbi più di tanto la cosa, che il fumetto possa essere visto come un perfetto lancio per altri prodotti. Non mi disturba fin quando questo non si trasforma in un semplice volantino pubblicitario, quando viene sacrificata la leggibilità del singolo numero. Ormai la divisione in cinque albi della prima storia è assolutamente fittizia. sono storie da cento tavole divise in blocchi da venti pagine più o meno a cazzo di cane. Il che naturalmente toglie un po' la soddisfazione a chi legge, come me, gli albi ogni mese. Ma tant'è e quindi non si può far altro che accettare la cosa e farsene una ragione. Injection becca in pieno questa corrente di pensiero e, in due numeri ancora ha detto poco di se stesso.
Non so dirvi ancora di cosa parli esattamente la serie. Posso dirvi che c'è una squadra di qualche tipo che indaga su dei misteri che hanno a che fare con cose antiche e con la tecnologia più moderna. Che l'atmosfera creata da Ellis è grave e opprimente. Che tutti i personaggi sembrano portarsi appresso un fardello, un passato spaventoso da cui fuggono o che hanno deciso di infilare sotto il tappeto. Posso anche dirvi che Shalvey e Bellaire formano una grande coppia, che troverete tavole in cui le invenzioni narrative sono al pari della run a cui hanno lavorato su Moon Knight, in cui Ellis e Shalvey si divertono a farvi perdere il senso dell'orientamento capovolgendo il mondo in una vignetta. Il tratto di Shalvey poi si è raffinato ulteriormente arrivando a delle sintesi essenziali a cui il colore di Bellaire da corpo e profondità.




E infine posso dirvi che quando Ellis scrive qualcosa, anche se al secondo numero ancora non si capisce di che cazzo sta parlando, un'occasione gliela si concede ugualmente e per ora, anche con la sua struttura monca e frammentaria, anche se ancora non so dove andrà a parare, mi ha affascinato a sufficienza da consigliarne la lettura.

MM

mercoledì 21 gennaio 2015

Kingsman: The secret Service [Anteprima]


L'altro giorno scrivevo che Agent Crater, la nuova serie Tv Marvel, mi aveva stupito. Succede raramente considerato quante informazioni riceviamo sui film prima della loro uscita. Quando mi sono seduto in sala insieme a alcuni dei membri de "Lo Studio in Rosso", per assistere all'anteprima di Kingsman: Secret service, non sapevo davvero cosa aspettarmi.

FLASHFORWARD:
Usciamo dalla sala con l'adrenalina che pompa nelle vene, una voglia incredibile di vedere, subito, il seguito del film e l'idea di cambiare il nome dello studio in "Kingsmen".

FINE FLASHFORWARD:
Il mio me, ignaro di quello che gli sta per succedere, si siede sulle poltrone dell'Adriano, in una saletta in cui, noi dello Studio in Rosso, eravamo la metà dei partecipanti alla proiezione.
Ripasso quello che so del film, cioè che è tratto da una serie di Mark Millar che mi è piaciuta, ma non mi ha certo cambiato la vita, anche se Mark è uno dei miei sceneggiatori di fumetti preferiti, che il regista è Matthew Vaughn che ha diretto il primo Kick Ass, che mi è piaciuto parecchio e il primo film del nuovo corso degli X-men, che mi stupì parecchio: Vaughn sembra destinato a stupirmi in sala.

Poi partono dei titoli di testa fracassoni e pacchiani, io e Mauro Uzzeo storciamo il naso e ci ripetiamo che un film americano su un fumetto che era l'essenza dello spirito british, non può funzionare.

E invece ci bastano quindici minuti per lasciarci alle spalle i nostri dubbi. Perché con Secret Service Vaughn riesce in un numero da equilibrista: Kingsman è  il corrispettivo filmico della figlia di un aristocratico inglese, con un'accento perfetto e un visino angelico, a cui però piacciono i tatuaggi da battona, le gare di mostertrack e il sesso anale.
Uscendo dalla colorita similitudine, il film continua a gridare il suo infinito amore per Bond per poi trollarti un attimo dopo.



La storia è un evidente pretesto per riproporre l'agente doppio zero, i Kingsmen sono una società di agenti segreti al servizio della corona, con i nomi in codice che richiamano i dodici cavalieri della tavola rotonda.
Alla morte di Lancelot, uno degli agenti in servizio, tutti i membri in vita, propongono un loro candidato come rimpiazzo. Colin Firth finisce per candidare Eggsy, un ragazzetto di periferia sboccato e rozzo che stona con il rigore e la classe degli appartenenti alla società segreta. Inizierà così un durissimo addestramento e la sua trasformazione in un perfetto (?) agente di sua maestà. Commovente il rapporto tra mentore e allievo, con un giovanissimo Taron Egerton in grado di tener testa a Firth, in grado di fare da perfetto contrappunto alla sua compostezza con delle faccette da paraculo da oscar.



Come in ogni Bond che si rispetti, in Secret Service, non manca un villain sui generis, interpretato da Samuel L. Jackson. Il miliardario Valentine ha la zeppola, un'infinita serie di cappellini da baseball messi di traverso e il piano di dominazione del mondo più stupido della storia; sembra uscito da Austin Powers, mai poi è anche capace di gelarti il sangue ammazzando a sangue freddo [NOME OMESSO PER EVITARE SPOILER] per poi, continuando il saliscendi emozionale, rimanere orribilmente scandalizzato dalla violenza del suo gesto.


FINE FLASHBACK, O RITORNO AL PRECEDENTE FLASHFORWARD

Usciti dal cinema, dopo due ore di azione, l'unico pensiero negativo sul film è che Vaughn aveva già girato i primi capitoli di X-men e di Kickass, per poi veder buttato tutto in vacca da due seguiti di incommensurabile bruttezza, spero davvero che non tocchi lo stesso destino a Secret Service.



Chiudo con un avvertimento: il film perde davvero tanto per colpa della traduzione, considerato che l'accento di ogni personaggio è una sua caratteristica fondamentale e distintiva. A voi giudicare guardando il trailer italiano e quello inglese.





lunedì 7 aprile 2014

Star Light


Se vi fosse sfuggito, l'Image sta producendo una delle serie più belle degli ultimi anni, con un Goran Parlov tanto bravao da essere fuori dalla grazia di Dio e un Mark Millar che, se non ci lascia per strada, potrebbe aver messo in piedi la sua storia più toccante e appassionata.

C'è la fantascienza un po' vintaggia che ci piace sempre... a chi dite? A noi, quelli con buon gusto!





C'è un vecchio eroe che torna all'azione.





C'è la razza di conquistatori cattivi, con la faccia da cattivi.



C'è così tanta roba bella che non ha neanche senso continuare la recensione se prima non vi andate a procurare il numero.

Mi piace consigliare buoni fumetti e questo ve lo voglio davvero consigliare. Leggetelo, tenetelo nello scaffale, passatelo ai vostri figli, conmpratevi il tp, l'hc, la versione rilegata in pelle umana, fate in modo che Millar sia costretto a sfornare una storia al mese da consegnare nelle mani fatate di Parlov.
Perché, appena finisco un numero di Starlight, ne voglio immeditamente dopo un altro e, per me, a parte tutte le menate che ci si fanno attorno al fumetto d'autore e alla sperimentazione del segno e bla bla... è questo e solo questo che un fumetto deve fare: inchiodarti per venti minuti scarsi e farteli sembrare un viaggio magnifico e infinito, chiudere con una splash page e farti sognare il seguito per un altro mese...

Continua.

MM

mercoledì 12 marzo 2014

Long Wei 9 - contenuti speciali

Contenuti speciali del numero 9 di Long Wei in uscita il 15 marzo i tutte le edicole d'Italia


Mi pare che sia tutto. 

MM

giovedì 9 gennaio 2014

serie televisive 2014 [Gennaio parte 1] - Sherlock, Community, Intelligence

Sherlock


Con l'anno nuovo la BBC ci regala un ritorno in grande stile, Sherlock is back!
Ed è un ritorno in grande stile, con una grossa pernacchia a tutti quei supernerd (me compreso) che si stavano scervellando su come Moffat e Gratiss avrebbero giustificato lo scorso finale di stagione. Il primo episodio mette un po' troppo da parte l'investigazione concentrandosi sul grande ritorno, ma domenica scorsa si redime con una delle più belle puntate di sempre.
Ormai Cumerbatch e Freeman insieme fanno paura. Non voglio vedere nessuna feturette, intervista o approfondimento che mi riveli qualunque cosa che non sia che fanno le vacanze insieme e sono best friend forever anche nella vita reale. Aspettiamo il finale di stagione, ma per ora sono già molto soddisfatto!

Community


Ricomincia Community. Nuovo starting point, con Jeff che viene assunto come insegnante al Greendale, stessa squadra, ma senza Chavy Chase che appare però in un cameo geniale alla fine della prima puntata. Che dire... Community aveva cominciato con un paio di stagioni spettacolari, mettendo nella mischia almeno quattro personaggi su cui, da soli, potevi creare una serie. Poi è avvenuto un Reverse-Sheldon-Cooper. Lo Sheldon Cooper è quel fenomeno per cui hai una bella serie con un personaggio molto forte e finisci per mandarla in vacca rendendola troppo dipendente dal suddetto personaggio (ogni riferimento a Sheldon Cooper e a Big Bang Theory è assolutamente voluto). In Community, secondo me, è successo il contrario, tanti bei personaggi, ma nessuno sulle cui spalle caricare la serie. Nessuno a cui affidare il coinvolgimento emotivo e narrativo che è necessario per creare spettatori fedeli. Peccato, rimane comunque una serie apprezzabile, ma è come guidare un ferrari solo in prima.

Intelligence (not so much)


Ok arriviamo alle note dolenti. Quando ho letto che Josh Holloway avrebbe fatto una serie tipo Chuck, ma seria ho pensato subito a questo:


L'abbiamo visto tutti Mission Impossible 4 (tutti quelli con cui parlo ancora) e nella prima scena il Sawyer nazionale, se la cavava egregiamente nei panni della spia, quasi ce lo vedresti come spalla (spalla alta) di Tom.

Poi esce il teaser di Intelligence, che pare abbia lo stesso direttore della fotografia di Un medico in Famiglia, ma dà seguito a quella fantasia che ti eri fatto vedendo Josh saltare dal tetto sparando. E inizi a crederci contro tutto e tutti.

Sbagliato.

Intelligence è un medico in famiglia con le spie. Peccato, ricorderemo comunque Josh così, come delle bimbeminkia con le caldane.


Senza la barbetta e il capello lungo non sei nessuno Josh!


MM

P.S.

Se proprio vuoi fare una finta serie per maschi, che in realtà la tua ragazza ti fa vedere per spizzarsi Josh Holloway, almeno evita di vestirlo da sfigato...

I guanti senza dita? Il maglione all'uncinetto fatto da nonna Holloway? Ma davvero?! Not cool!

martedì 17 dicembre 2013

Il ritorno di PK - Universo PK



Tranquillo, riallinea i chakra, prendi un bel respiro pronfondo e...

SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!

Ok, riproviamo.
Obbiettività, controllo, professionali...

SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!

Ritorna PK, il fumetto che ti ha convinto che fare fumetti, un giorno, non questo, uno avanti nel tempo, sarebbe stato il tuo lavoro. Il fumetto che ha plasmato la tua giovane mente, il fumetto che...

SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!

Non ci riesco. Il 5 di gennaio esce in edicola, ma io chiedo comunque al giornalaio ogni giorno se può rompere per me il day one. Lui non sa cosa sia il day one, io mi rendo conto che non vuol dire nulla quello che gli chiedo, ma è più forte di me. Pk per me ha lo stesso valore della sacra sindone, solo più sacro.

Tito Faraci sarà al timone dell'impresa, Universo PK sarà un what if in cui Paperino si troverà da solo (senza gadget e Uno) ad affrontare la minaccia aliena degli Evroniani. E io sono davvero commosso, commosso del tipo lacrime napulitane. E questa sembra che sia solo la fase uno e che in servo, per noi Pkers, ci sia un secondo progetto, diretto dal sommo Artibani. Ora io lo sapevo che quest'anno mi ero comportato bene, ma Babbo Natale come minimo vuole anche una mazzetta per questa consegna!

MM