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martedì 30 ottobre 2012

Nerd Uniti! + I Randagi


Ho una piccola etichetta, la Villain Comics, questo se siete stati attenti già lo sapete. Se non lo sapete, andate a rivedere le scorse puntate QUI, QUO E QUA.
Oddio non so se posso continuare dopo aver detto una roba del genere.
Comunque il mio compito è importante, perché voglio convincere i miei dieci lettori a comprare due albi grandiosi. Test clinici dimostrano che, già solo averli in libreria, si scopa il doppio. Poi se uno li legge pure le femmine e/o i maschi non vi daranno pace.
Ora non so bene perché pubblicizzo la cosa come un venditore di tappeti, ma visto che ho iniziato con questa verve continuiamo sull'onda e iniziamo dai gadget invece che dai fumetti. Infatti se acquisterete una copia dei Randagi e una di Nerd Uniti! avrete, oltre a un favoso sconto di 1,50 (che poi ci comprate un cappuccio e due goleador) avrete dicevo, la fantastica shopper Villain personalizzata!



Ora se ancora non siete convinti, siete delle brutte persone. Mi costringete a convincervi con il mio secondo metodo da venditore di tappeti che è: fai pressione sui temi di denuncia sociale.

Infatti, I randagi, la commovente storia di un gruppo di cani del cinema e della letteratura, che si trovano a combattere le forze soverchianti del male con degli innoqui gatling... oddio perdo il filo, si vede che sono stanco e sono giorni che non faccio altro che preparare gli albi. Comunque dicevo che oltre alle tette e le pallottole, I Randagi si offre anche di sensibilizzare il pubblico con il tema forte della lotta all'abbandono dei cani. E per farlo abbiamo deciso di omaggiare un nostro idolo, altrettanto "addentro" alla faccenda. Ecco a voi il risultato:


I classici non passano mai di moda.
Inoltre, nell'albo dei Randagi, ci sarà anche una succosa anteprima di Nerd Uniti! 2, ve ne faccio vedere un paio di tavole mai apparse prima d'ora.



E per fnire un po' di Randagi sparsi:






ORA SE NON VE LI COMPRATE, DOPO TUTTI QUESTI INCENTIVI CHE MANCO LA FIAT CHE STA COLL'ACQUA ALLA GOLA, SIETE DAVVERO DEI PESSIMI LETTORI DI B&DV!!!

MM

lunedì 30 luglio 2012

All surviving Dead

 Noi autori di fumetti emergenti, non ci fermiamo certo solo perché è estate. Quindi con 50° all'ombra e una sudorazione degna di The Rock in Fast Five, continuiamo a portare avanti i progetti che vedranno la luce a questa prossima fiera di Lucca. Io che sono un grande amante degli spoiler oggi vi parlo di All Surviving Dead.

La storia prende spunto da un'idea del mio instancabile socio Stefano Marsiglia che si è chiesto: - Ma in un mondo invaso dagli zombi i vampiri che fine fanno?- E' la classica domanda che viene fuori nelle nostre riunioni dopo la terza o quarta birra. Altri validi esempi sono: -Chi vince fra Stallone e Schwarzy?- o anche - Va più veloce un caccia dell'impero o un Viper Mk VII?-

Ora, molte di queste domande non ha nessuna risposta, servono unicamente a testare le nostre conoscenze nerd, ma alla domanda mi aveva fatto Stefano ci è piaciuto rispondere con l'aiuto di un valente esordiente Mauro Belfiore. Insieme ci siamo divertiti a rispondere all'annoso (solo per noi) quesito: - Che fanno i Vampiri quando l'ordine precostituito viene fatto a pezzi dall'arrivo degli zombi? Come si procurano il sangue in un mondo in cui ci sono sempre meno uomini?
E a proposito, i poveri uomini che fanno tra l'incudine e il martello?- Se volete avere risposta anche voi a questo quesito venite a trovarci a Lucca quest'anno e comprate All Surving Dead, intanto vi lasciamo in compagnia degli studi dei personaggi di Mauro... giusto per far aumentare l'hype!

MM

P.S. Tanto per dire: tra Sly e Schwarzy, non ci sarebbe un vincitore, l'universo collasserebbe su se stesso al primo pugno, ma tranquilli sono amiconi quindi l'universo per ora è al sicuro. Invece per quanto riguarda il caccia imperiale contro il Viper di Battlestar, io punterei sul caccia considerando che i Viper della serie si rompono ogni due puntate!










domenica 8 luglio 2012

Le tette di Sara

Ormai ha un sapore retrò, ma io e Carlo l'avevamo scritta al momento giusto, poi si sono allungati un pochino troppo i tempi e allora sti cavoli, ve la posto qui. Carlo Alberto Fiaschi è il disegnatore, me medesimo lo scenaggiatore, e i personaggi, sono i protagonisti dell'autoproduzione più costosa della storia... non avete ancora letto Nerd Uniti! ???
Allora siete delle persone davvero tanto brutte, ma siete ancora in tempo e potete ordinarlo a questa mail comics.villain@gmail.com oppure se siete di Roma comprarlo da Quattro Dita, Star Shop, Forbidden Planet, Galactus.

Comunque sappiate che se siete delle donne e pensate di somigliare alla nostra Sara (una diopositiva qui sotto) allora inviateci una foto del nostro fumetto fra le vostre tette e avrete il numero due in regalo e una cena con gli sceneggiatori.
Oh magari qualcuna ci casca...


Ah il fumetto l'ho scritto anche con Roberto Cirincione, ma non penso sia una notizia di grande interesse. Ora mi ammazza. 

MM


giovedì 3 maggio 2012

Napoli Comicon 2012 [cronaca Villain]


Quest'edizione del Comicon è stata la più bella di tutte. Il fatto che si sia presentata l'etichetta più fica della terra c'entra parecchio. Il fatto che ci chiamiamo Villain, mi costringe ad essere un peletto polemico.

Il comicon da visitatore
E' la prima fiera che faccio da espositore e, sinceramente, per tutto il primo giorno ho vissuto un rapporto simbiotico con le pareti in cartongesso dello stand. La semplice idea che ci fossero persone che cacciavano il grano e acquistavano i miei fumetti, era elettrizzante. Nei giorni successivi però mi sono concesso di vagare più liberamente tra i padiglioni e ho potuto apprezzare la bellezza dell'area espositiva, totalmente rinnovata rispetto alle precedenti edizioni. Il nuovo Napoli comicon per i visitatori è un vero paradiso: un'ampia zona all'aperto, ha permesso di godersi le giornate di sole e ha attratto un vastissimo pubblico. Le grandi dimensioni dei padiglioni, anche nelle "ore di punta" hanno permesso un traffico scorrevole e gli ingorghi agli stand sono stati rari e controllati. L'area pro, dedicata agli artisti, era un'oasi felice dove una bella signorina continua a offrirti birra e caffè senza soluzione di continuità (i risultati delle birre saranno apprezzabili nell'intervista che ci hanno fatto i 5 Blogger).


Il comicon da lettore
Ora è d'obbligo fare una precisazione: le fiere di fumetti, pare proprio, che non siano fatte per i lettori di fumetti, o almeno lo sono sempre meno. Il processo che ha portato alla contaminazione con le fiere dei videogiochi e alle sfilate di cosplayer è lungo e se ne è parlato molto, per molto tempo, e trovo ci sia poco da dire. Nello stesso modo, penso ci sia molto da dire riguardo a quello che fa il fumetto italiano per combattere la diaspora dei lettori. L'ultimo giorno di fiera, alcuni editori hanno smontato i loro stand in anticipo, lamentandosi di non aver venduto nulla. C'è anche da dire che gli stessi editori non avevano portato in fiera praticamente nessuna novità. Il nostro, fatta eccezione per la Bonelli, è un mercato un pochino sterile. La mia opinione di lettore è che le grandi case editrici italiane siano un grande bluff. Ad eccezione forse di rat-man (che però fa storia a sè) la Panini non è riuscita a creare nessun prodotto italiano. Riguardo alla mancanza di un mercato interno, ho parlato molto con la gente che ho incontrato in fiera e con i membri della Villain e mi sono fatto un'idea. Badate bene è la mia idea, non quella dell'intero staff Villain. Se la Panini che è una grandissima realtà editoriale e fa da service editoriale e poco più, se la Lion (per ora) non ci pensa nemmeno ad investire su prodotti made in Italy, se la Bd si presenta con uno stand coperto per il 99% di manga e neanche una nuova uscita, se la Bao neanche si affaccia, allora chi crea i lettori di domani?
Molto spesso si da l'impressione che la crisi del fumetto sia tutta colpa dell'invasione dei prodotti esteri esteri, la realtà è che stiamo smettendo di leggere anche quelli di fumetti e, se Giappone e Usa starnutiscono, qui in italia siamo già in coma da un po'. La cultura di un paese fa sì che sia resistente alla penetrazione delle altre e, nello stesso momento, che sia in grado di coglierne gli stimoli. Quando negli anni 70-90 l'italia aveva una grande produzione culturale; sul giornalino si formavano intere generazioni, su topolino le storie erano per lo più di autori italiani, usciva PK ed era un successo. I bambini venivano educati alla lettura e poi portati per mano verso la produzione indipendente che tanto piace ai giovani, e le riviste aprivano e chiudevano, ma lasciavano il segno. Quando finalmente eri un lettore maturo, potevi anche smettere di girovagare alla ricerca di storie, perché c'era mamma Bonelli che ti teneva con se finché morte non vi separi. Naturalmente il successo del fumetto, era solo una parte del successo della cultura italiana, che allevava geni in tutte le sue aree, da Sergio Leone, a Calvino, a Pazienza a Tiziano Sclavi.
Cosa rimane di tutto questo?
Poco e nulla, il lettore è stato mollato dalla Disney italia, le realtà indipendenti hanno sempre più paura di chiudere e quindi neanche aprono, il vuoto lasciato dall'impoverimento della nostra tradizione culturale pare quasi incolmabile. Andando avanti di questo passo, da mamma Bonelli, inizieranno ad arrivare sempre meno pargoli assetati di belle storie e riusciremo a rovinare anche l'ultimo barlume di speranza nel mercato editoriale. Come si risolve la crisi non sta a me deciderlo, ma un'idea vorrei buttarla lì: gli editori devono iniziare a investire di più nelle idee e nel mercato interno e a smetterla di decidere tutto come fossero delle spose il giorno delle nozze. Sono imprenditori, o meglio dovrebbero esserlo, ma nella stragrande maggioranza dei casi, di fumetti non ne capiscono un cazzo... ed è giusto che sia così, i casi come la Bonelli sono eccezioni, smettetela di voler sembrare dei mecenati e iniziate a mettere in mano a gente del settore le decisioni creative. Ah, e più fumetti. Non esiste nessuna dottrina economica che combatta la crisi con meno investimenti.

Il comicon da "editore"
Della Villain ho già parlato, chi vuole saperne di più può andare a dare un'occhiata al SITO. La mia prima esperienza da editore è stata galvanizzante. Abbiamo venduto qualche copia e, considerato il deserto dei tartari in cui ci hanno infilati, è un bel risultato. Abbiamo venduto più o meno 200 copie, che hanno permesso di ripagarsi lo stand e la permanenza a Napoli e ne sono rimaste abbastanza, da prefigurare un pareggio alla fiera di Lucca. Tutti i lettori che sono venuti allo stand, ci hanno detto che siamo coraggiosi, tutti i professionisti, che siamo pazzi. Noi invece, ci sentivamo solo felici.
A noi piace fare i fumetti.
Non stiamo tentando di fare i soldi, non proviamo nemmeno a entrare per vie traverse nel cinema o nell'alta moda (anche se siamo tutti belli belli in modo assurdo). Siamo solo gente che non riesce a stare semplicemente a guardare. Fare i lettori ci è bastato fino all'adolescenza, poi abbiamo iniziato a svilluppare l'irrefrenabile impulso di scrivere e, visto che siamo nati in un'epoca ricca di stimoli in questo settore, ci siamo avvicinati al mondo del fumetto. Le prime volte che abbiamo tentato di entrare a farvi parte, siamo stati trattati male, non abbiamo fatto altro che provarci più forte. Quando poi ci hanno proprio ignorati abbiamo deciso di mettere in piedi la Villain e iniziare a fare un sacco di casino. Questo progetto, questa autoproduzione di folli e coraggiosi, vorrei tanto che fosse solo una scintilla. Vorrei che molti altri facessero la stessa cosa, che si mettesse il mercato a soqquadro, che si costringano i soldi ad arrivare nei progetti giusti. E, per chi ha paura di un mercato fatto di prodotti scadenti e amatoriali, li invito ad assistere alle nostre riunioni... perché si fa presto a dire autoproduciamoci, ma poi vi assicuro che serve una profonda determinazione per arrivare fino in fondo e il prodotto finale è un concentrato di amore e dedizione, sicuramente costellato di ingenuità, ma autentico sotto ogni punto di vista.
(P.S. un consiglio non richiesto agli organizzatori. Considerando che la fiera del fumetto dovrebbe avere come suo cuore il padiglione editori, e voi vi ritrovate con un'area espositiva vastissima, ma un pochino dispersiva: mettetelo al centro della fiera. Costringete i visitatori a passarci attraverso.)

Conclusioni
Ora, se pensate che io sia una specie di figlio dei fiori, convinto di poter cambiare il mondo, sappiate che l'uscita di questo pezzo è stata volutamente ritardata. L'entusiasmo che mette addosso fare cose che si amano è incontenibile e, chiamatemi come volete, io sono convinto sia anche contagioso.
Ci vediamo a Lucca, con tante novità della Villain, aggiustando il tiro, cercando di portarvi il miglior prodotto possibile. Nel frattempo, per non lasciarvi orfani del nostro amore, vi faremo assistere alle varie fasi di preparazione degli albi e vi terremo aggiornati sulle litigate furibonde che scandiranno ogni più piccola decisione della Villain.


MM

lunedì 2 aprile 2012

Villain Comics [2di5] Perché comprare un volume autoprodotto?


Per chi non avesse seguito dal primo episodio può leggere QUI. In alternativa sappiate che il vostro blogger preferito sta vivendo settimane da incubo appresso alla creazione di una piccola etichetta indipendente di fumetti... indipendente non vuol dire che nei fumetti non si menano, nei fumetti della Villain si menano un casino!

La domanda in calce è molto importante e, quando abbiamo iniziato la nostra strada verso l'autoproduzione, ci è sorta spontanea. Cosa può muovere un acquirente a comprare uno dei nostri albi?

Le grandi case hanno accesso a sceneggiatori esperti e talentuosi, molti sicuramente più bravi di noi. I loro prodotti spesso sono belli, esteticamente e contenusticamente parlando. Alcune etichette vendono le storie dei nostri idoli esteri, e sappiamo che per noi italiani estero = meglio. Siamo probabilmente gli unici al mondo a pensarla così, ma ci mettiamo in mezzo anche noi, tra Dylan e Tex abbiamo letto una caterva di fumetti americani, francesi e giapponesi.
La domanda quindi continua a essere pertinente: perché comprare un albo della Villain?
Un po' tutti i miei interventi sul blog verteranno su questo stesso argomento, ma la prima risposta che voglio darvi è semplice: Cirincione.

Esemplare di Cirincione adulto.




Cos'è un Cirincione? Vi starete chiedendo. E no, non è una cosa da mangiare, ne la marca di un'integratore per culturiasti, nè un nuovo tipo di quad. Cirincione è uno dei membri fondatori della Villain e, indiscutibilmente, uno dei motivi per il quale questa è un'autoproduzione che vale la pena leggere.

Cirincione nasce per sbaglio in Italia, a Roma, invece che a in Texas, in un ranch. Le sue prime parole sono
-E' tempo di distruzione!- il suo primo vestito di carnevale è una maschera di Spider-man, la sua figura paterna Stallone, il suo idolo fumettistico  McFarlane il suo artista Liefield.
Cirincione è strano, indiscutibilmente, ed è probabile che un editore si spaventerebbe ad affidargli una sceneggiatura, considerandolo più un fan che un autore. Si sbaglierebbero. Cirincione è uno degli autori più appassionati e competenti che conosca. Arriva quasi al maniacale nel controllo del prodotto che propone. Mail poco più brevi della Divina Commedia, inviate al disegnatore e al colorista ne sono la prova. Le sue correzioni sono sempre accompagnate da tonnellate di materiale ad utilizzo dei suoi "colleghi". La cura del dettaglio non è un vezzo, quando scrive Cirincione vuole creare un fumetto che soddisfi anche lei sue altissime aspettative. Cirincione è uno degli uomini più pigri che conosca, ma quando si parla di quello che vuole fare nella vita, i fumetti appunto, investe tutte le sue forze per ottenere il miglior risultato possibile.
Ho lavorato con lui alla stesura di uno dei fumetti che vi proporremo con la Villain e posso assicurarvi che è stato snervante, abbiamo litigato praticamente su ogni vignetta, inquadratura e ciuffo di capelli, ma ora, quando guardo al prodotto finito, so che ho dato il massimo. Sarà pieno di ingenuità perché siamo giovani e avventati, ma so per certo che c'ho messo il cuore oltre che la testa, dalla scelta del logo fino alla misura delle tette della protagonista femminile (altri organi sono stati coinvolti in quest'ultima decisione).
Il risultato è il primo volume di Nerd Uniti!, che è appunto, il primo motivo per cui un fumetto autoprodotto vale la pena dell'acquisto: perché sotto la scorza di ingenuità, la limitatezza economica, l'assenza di supervisione, c'è tanto, tanto amore per i fumetti.

Senza questa autoproduzione nessun editore vi avrebbe fatto scoprire Cirincione, noi ve lo serviamo su un piatto d'argento a Napoli Comicon, dal 28 aprile al 1 maggio. Accetta di fare autografi. Preferisce le quarte di seno da firmare, non disdegna fondoschiena alla Megan Fox!


Disegni di Carlo Alberto Fiaschi, colori di Walter Baiamonte.

Mi prendo un altro po' di tempo per presentarvi brevemente il volume: Due nerd, commessi in una fumetteria, assistono alla caduta di quello che sembra essere un meteorite, ma che si rivelerà la più grande occasione della loro vita: un supereroe tutto loro, da addestrare alla via della giustizia.  Accompagnati dalla procace Sara, la maggiorata dei sogni di ogni geek.

Se volete potete seguire le avventure dei tre protagonisti di Nerd Uniti! sul loro BLOG, il TWITTER di Fat o sulla pagina FACEBOOK.

L'annosa scelta del costume...

 
Disegni di Carlo Alberto Fiaschi
Colori di Walter Baiamonte


















Per questa settimana non è tutto, tornerò a parlarvi della Villain... appuntamento a giovedì!

MM

lunedì 26 marzo 2012

Villain Comics [1di5]

Ho scritto tante volte questo post. E' facile parlare del lavoro degli altri, ma parlare del proprio è una cosa decisamente più complicata.

 In un articolo sul suo blog, Mauro Uzzeo diceva che, il momento che preferisce del processo creativo, è l'ideazione quando le immagini si inseguono e si incastrano una dietro l’altra come fosse proprio quello il loro posto. Sono d'accordo con lui e, come nella creazione di una sceneggiatura, fondare un'etichetta come la Villain Comics ha il suo momento più divertente e più alto nell'ideazione. Nello stesso modo però c'è un abisso tra ideare una storia e mettersi a scriverla, i tempi e il ritmo di un soggetto vanno inevitabilmente a scontrarsi con lo spazio e i tempi della sceneggiatura.

La Villain Comics nasce in viaggio, in viaggio di ritorno da Mantova, una delle mie prime fiere di fumetto, sicuramente la prima da aspirante autore. Io e i miei "colleghi" eravamo degli esordienti molto naif, convinti che una volta letti i nostri soggetti e le nostre sceneggiature, gli editori si sarebbero assiepati ai nostri piedi con i contratti stretti nel pugno e levati al cielo, come in una specie di seduta della borsa.
A onor del vero ci bastò poco a capire l'andazzo del mercato. Tutti si sperticavano in complimenti, tutti avevano una gran voglia di pubblicarci, ma tutti, allo stesso modo, non stavano cercando nuovi progetti. La frustrazione maggior però non derivava tanto dai rifiuti, eravamo pronti a quelli, quasi li desideravamo. Il vero dramma era il silenzio. Infatti da quella Mantova di quattro anni fa ad oggi si sono accumulati nei nostri curriculum una lunga serie di silenzi. Le case editrici da fiera non rispondono di no, non ti consigliano di trovarti un posto da statale, lasciare il fumetto per darsi al giardinaggio o rilevare un club di bocce. Nessuno ti accenna a quali siano i problemi che ha la tua sceneggiatura, semplicemente, una volta consegnato il tuo plico confezionato con l'amore raffazzonato che solo un esordiente può dare al proprio lavoro, segue un lungo interminabile silenzio. Perché non dicono di no?
Ho lavorato per un po' in una casa editrice e, quando leggevo un romanzo che proprio faceva schifo, inviavo una sorta di prestampato in cui facevo presente che ci spiaceva, ma l'opera non si attagliava alla nostra linea editoriale. Per la legge del contrappasso mi aspettavo di ricevere le stesse lettere e di riconoscerle con una stretta al cuore. Ma la cura del silenzio è decisamente peggio ed è sintomo di un mercato morto, che non ha tempo di curare la nuova generazione.

Ma mi sto perdendo, parlavo di quel magico momento in cui si passa nella fase di ideazione di un progetto.
In questo, tutto è nato in quella macchina diretta a Roma dopo la sconfitta di Mantova.
Me ne stavo lì con i miei amici, le cartelline con i progetti (che nessuno si era degnato di leggere) sulle gambe e una grande voglia di fare tutto da me. Avevo davvero voglia di mandare affanculo tutti gli editori che mi servivano bibitoni di impassibilità e fare tutto io.  Letterare, impaginare, pubblicare, vendere, distribuire, il mio lavoro. E alla fine l'ho detto ad alta voce, in quella macchina piena di persone che conoscevo da poco, ma già stimavo. Con mio grande stupore erano tutti d'accordo, dovevamo mettere su una piccola casa editrice, letterare, impaginare, pubblicare, vendere e distribuire il nostro lavoro.
Di lì a poco, molti autori pubblicati dagli stessi editori che ci riservavano la cura del silenzio, sarebbero venuti fuori proprio grazie alle autoproduzioni, ai loro blog, alla rete. Eravamo pronti, eravamo carichi e avevamo un sacco di idee...

Ma i tempi e i ritmi di un soggetto non sono gli stessi di quelli di una sceneggiatura e, allo stesso modo, i tempi e ritmi di un'idea, non sono gli stessi della realizzazione della stessa.
Sono passati quattro anni e ormai l'idea sembra essersi concretizzata.

Continua...

MM